Memories From the Future - Free Culture
Pseudoscience
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OUT OF CONTROL

"Out of Control" è una libera fusione di sogno e realtà. Un work-in-progress che sintetizza immagini surreali e vita vissuta, il tutto concentrato in micro storie, di formato simile a brevi Haiku, composti di tre "versi" circolari. Il primo verso è sempre un Arcano Maggiore dei tarocchi. Citando l'introduzione di Asimov a "44 Mircostorie di Fantascienza": «Il racconto brevissimo si riducie al solo nocciolo, e lo presenta al lettore senza orpelli, come un ago nudo soffiato da una cerbottana».

Arcano 0 - Il Matto

- Dammi la cosa migliore che c'è. - Tutto qui è il meglio.

Pausa pubblicitaria

Mi trovo ad una festa, ma come al solito non partecipo al generale clima di buonumore, finto o vero che sia. Anche visto da lontano stono come una banconota da mille in una mazzetta da cinquantamila. Non che non sia capace di lasciarmi andare, di sorridere senza indirizzare a nessuno in particolare la mia simpatia. Semplicemente l'esperienza mi ha insegnato che questo è quasi sempre il metodo migliore per affrontare situazioni impreviste. Oddio, non che mi aspetti che debba succedere all'improvviso qualcosa di allucinante, ma in queste cose non si sa mai, per cui sto ugualmente all'erta.
- Ciao, non ci conosciamo. È la prima volta che vieni qua vero?
Una sconosciuta mi abborda senza esitazioni. Ma chi è questa?
- Sì, è vero. In effetti sono capitato qui per caso. Penso di non conoscere nemmeno chi organizza la festa.
- Non è importante. A proposito io faccio la venditrice, sono qui per lavoro. Ti interessa qualcosa?
- Tu che suggerisci?
- Soddisfazione. Un prodotto molto semplice ma efficace.
- Ah. E come fai a venderla?
- È semplicissimo. Prima parlo un po' con il cliente, cerco di capire cosa può essere che gli manca. Quando mi sono fatta un'idea di cosa possa renderlo felice allora costruisco per lui uno scenario mentale in cui possa sentirsi soddisfatto. Tutto qui.
Qualcosa non mi torna. - E ti pagano per questo?
- A loro volta costruiscono per me uno scenario mentale in cui io mi senta soddisfatta e abbondantemente pagata in contanti.

Con le tue frasi non mi condensi

Un po' pensieroso mi sono preso una pausa da quella strana festa. Mi trovo sulla veranda, seduto ad occhi chiusi gustando il vento, quel particolare vento che riusce sempre a stuzzicarmi, in profondità. Perché no? Lasciamoci andare. I miei pensieri si stanno condensando, sempre più reali. Mi sembra di sentire delle urla provenienti dal piano di sopra, dal cielo sopra il mio. La mia anima ora è un pacco raccomandato, ma l'uomo delle consegne è disprezzato. Applausi, molti applausi, tutti si alzano in piedi.
- Entra la corte.
- Apriamo il caso. Il pubblico ministero esponga le accuse.
- Qui non solo ci troviamo di fronte ad un caso di comportamento scorretto, ma di vera e propria sovversione. L'imputato nei fatti e nelle parole si è rivelato un individuo pericoloso e aggressivo.
- Accidenti! Cerchi di arrivare al punto pubblico ministero. Sia più preciso, che reato ha commesso?
- L'imputato, un normalissimo individuo come tanti altri, ha improvvisamente abbandonato il suo normale stile di vita. È divenuto problematico, ha assunto un atteggiamento negativo verso tutti e tutto, scarica sul mondo esterno le proprie angosce.
- Non sapevo costituisse reato passare attraverso una crisi.
- No di certo! Non è il fatto in sé un reato, ma il modo in cui questa persona ha scelto di affrontare la propria crisi. Non possiamo accettare che un singolo elemento di un grande corpo porti il disordine nell'equilibrio del tutto. Se proprio sente di dover trovare a tutti i costi il senso della vita, che si prenda una laurea in filosofia e se ne stia chiuso in casa a meditare.
- Pubblico ministero, posso dirle una cosa?
- Prego, signor giudice.
- È lei ad avere dei grossi problemi, e il peggio è che non se ne rende nemmeno conto. La condanno a trascorrere un mese in compagnia dell'imputato. Così è deciso, il caso è chiuso.

Delirio. Sto delirando proprio e i miei sensi di colpa mi hanno fatto immaginare un processo a me stesso. La conclusione è proprio strana, anche per un delirio. Che la mia pazzia abbia più buonsenso di me? La sensazione di estraniamento sta passando e mi accorgo di un uccellino che saltellando mi si è avvicinato e mi fissa guardingo.
- Ehi piccolino, sei venuto qui a farmi compagnia? Che ne pensi di tutto quello che sta succedendo?
- Mi ci ha condannato il giudice a stare con te. Non stressarmi.

Arcano I - Il Mago

Cadendo il suono risuona. Anche le stelle possono far paura.

Confessioni apocrife

Una serata fra amici, pochi ma buoni. Cominciamo presto, il volume della musica è alto, e ben presto anche l'umore alcoolico. Cantiamo un po', mettiamo su della tecno e ci mettiamo a ballare sfottendo i maniaci della disco. Quando i più cominciano a collassarsi sui divani mi viene voglia di parlare ma sento che i discorsi cominciano a farsi nebulosi. Mi guardo in giro. Qualcuno, non si sa come, è riuscito a procurarsi una stola da prete. Appena la vedo è amore a prima vista. Me la infilo senza pensarci due volte e comincio a fare il mio giro di confessioni.
- Fratello dimmi tutto, libera il tuo animo, sono qui per ascoltarti...

L'idea è buona, ma la serata no. I penitenti sprofondano sempre più nelle loro sbronze e le loro confessioni sono incerte, confuse. Non mi faccio scoraggiare e parlo molto io, lasciando loro solo il compito di ascoltare. Concedo l'ultima assoluzione e mentre mi volto una tipa mi salta addosso urlando.
- Padre, ho peccato! La prego mi ascolti!
Sono pietrificato, nemmeno vedo il viso di questa esaltata che mi si è messa di fronte in ginocchio. Non riesco a rispondere.
- Padre sono stata con dieci uomini contemporaneamente! Ma non volevo, è stato più forte di me! Cosa devo fare? La prego, mi dica?
La risposta mi viene spontanea. - Sorella, l'unico peccato che hai commesso è stato quello di non chiamarmi. Ricordatene la prossima volta.

Narratore di storie, raccontami una vita

Dopo questo vulcanico inizio la discussione continua a mantenersi esplosiva. La fantasia di questa tipa è scatenata. Un galeotto in astinenza da anni avrebbe meno fuoco dentro. Le dico che mi piace molto inventare storie, immaginare racconti. Le si illuminano gli occhi e seduta stante mi sforna a ruota libera un delirio sotto forma di fiaba moderna.
- C'era una volta Cappuccetto Nero e i Sette Satanisti...

È un piacere stare ad ascoltarla. Nel suo racconto tutto si mescola. Improbabili PR danno la caccia ad ipotetici corrieri di droga. Orge si scatenano improvvise in mezzo al bosco. Eroinomani di lunga data tendono trabocchetti a Cappuccetto Nero mentre si sta recando dalla nonna a fare la sua "consegna speciale". Il loro capo, il Lupo, così chiamato per la sua giacca col bordo di pelo, è pronto ad inseguire Cappuccetto Nero a bordo del suo scooter. Insomma, un bosco irto di ostacoli per il povero Cappuccetto Nero che è stato mandato dalla nonna per riuscire a perdere finalmente la verginità durante un bel rito, officiato dai Sette Satanisti.

- Senti ora io devo andare. Ti lascio il mio numero, eh?
Mi risveglio dal dolce delirio in cui la tipa mi ha trascinato. Le chiedo un paio di cose e poi la saluto. Mentre la guardo andarsene sento una vocina che mi dice dentro: - Questa non è fuori. È semplicemente pazza.
Seduta stante decido che devo assolutamente approfondire.

Arcano II - La Papessa

Se non hai nulla in mente, attualo.

Una strega che non sapeva volare

Notte fonda nella saletta blu del locale. Gli strobo e la musica imperversano, molte donne che ballano, la maggior parte sole. Una buona serata. Comincio il mio giro preliminare. Ad un certo punto vedo lei e resto fulminato. In mezzo a quella massa di alternativi del cazzo sarebbe stato impossibile non notarla. Alta, capelli neri, magrissima, vestita di nero aderente. Più importante di tutto, una dark convinta. Riesce a ballare anche lì in mezzo a quella fogna. Una così bisogna conoscerla.

La osservo da lontano, seguo i suoi movimenti. Comincio a ballare seguendo il suo ritmo. Tengo lo sguardo fisso su di lei, continuo a ballare sincronizzato con le sue contorsioni. Mi avvicino piano. Non smetto di ballare né di fissarla. Nel giro di dieci minuti sono ad un metro da lei. Lei alza gli occhi e mi guarda. Non dico nulla. Tiro fuori la penna, le scrivo qualcosa sulla la mano, le chiedo come si chiama e me ne vado.

Dopo una settimana la incontro per strada. Mi racconta che avrebbe bisogno di una bicicletta. Non posso perdere l'occasione. Mi invento che a casa mia ho una bici che mi ha lasciato un mio amico e che potrei vendergliela. L'essenziale è riuscire a portarla a casa mia, pazienza se dopo dovrò venderle la mia bici ed andare a piedi. Lei accetta. Mentre camminiamo lei comincia a leggermi un suo scritto. Io sfodero tutta la mia faccia tosta residua e mi fingo interessato alla porcheria immane che comincia a declamare. Mentre la ascolto stringo i denti e sento dei crampi allo stomaco. Questo ed altro pur di stare con lei.

Discarica di immagini

- Mi alzo ed il vestito scende sfilandosi a terra... il sudore sul mio corpo... piccola pervertita piangi?... vieni qua, striscia, ti negherò il mio perdono, implacabile... ti prude il pepe al culo, vero?... che senso ha la tua vita?... smog fuori dalla finestra, piangi, scopato male stasera?... lo senti che si muove avanti e indietro... ti lamenti?... vieni qua, cospargiti... altrimenti ti strapperò tutto... CAPITO?

La ascolto solo a momenti, lo schifo è troppo intenso. Appena declama il "CAPITO?" finale si volta e mi sorride.
- Allora, ti piace? Che ne dici?
- Sì, interessante. Un po' strano... bello però!
Se non cade un fulmine dal cielo ora, potrò mentire imperterrito per il resto dei miei giorni.

È notte. Lei sta dormendo nel letto al mio fianco. Io non riesco a dormire. Un pensiero mi tormenta. Sento che in lei qualcosa decisamente non va. Non perché non ha voluto fare l'amore. Nemmeno perché si è mostrata un po' freddina e tuttavia si è fermata a dormire con me. È qualcosa. Vorrei tanto sapere cosa. La sveglio, devo parlarle, devo capire cosa ha questa qua che non va e che mi mette a disagio. Mi guarda fisso in silenzio.
Ad un certo punto si decide, con aria solenne. - Posso chiederti una cosa un po' particolare?
Ci siamo, me lo sento, ora capirò. - Dimmi pure.
- Ma a te piace il sadomaso?

Arcano III - L'Imperatrice

Portate il traditore. Quali colpe non ha ancora commesso?

Dove un fiore spuntò non potrà un altro alzare la testa

- Non starò a ripetertelo due volte. Tu per noi non vali niente. Non sei nemmeno abbastanza pericoloso da prenderci il disturbo di eliminarti. Ma a qualcosa forse ci potresti servire.
- Volete propormi una specie di scambio od una collaborazione?
- No. Ti useremo e basta, senza darti nulla in cambio. Sarai costretto ad agire come vogliamo.
- Se credete di riuscire a piegarmi con qualche sporco ricatto...
- Non ci dovremo nemmeno disturbare a controllarti. Sarai libero di fare ciò che vuoi. Non ci sarà modo di sfuggire.
- Perché, mi dite queste cose? Credete di avere così tanto potere in mano da usarmi come un burattino?
- Abbiamo risvegliato il tuo dubbio, la tua paura, la coscienza di non sapere niente della vera faccia delle cose intorno a te. Queste sono le chiavi che ti trasformeranno nella macchina perfetta per attuare il nostro piano. Ribellati, combattici più che puoi, oppure restatene inerte. Niente spezzerà la catena che ti lega ai nostri progetti. Vai ora.
- Perché, dovrei credere a queste assurdità?
- Lo vedi che ci sei già dentro fino al collo? Ti abbiamo scelto bene.

Anni di pietra scolpiti sul viso, mani contratte intorno alle ginocchia, sguardo fisso in un punto. Lame di luce si conficcano nelle sue carni, a ricordargli impietose che l'oblio non è ancora arrivato. Il traditore cattivo dovrà tradire ancora.

A solitario puoi battere solo te stesso

«Blu, verde, azzurro, turchino,
di questi colori i sogni del mio bambino.
Mi faccio una treccia e la tingo di blu,
ti prego non piangere bambino mio mai più.»

«Non hai occhi verdi, il mio nome non sai,
non hai occhi neri, non mi vedrai mai.
Hai solo due occhi, tinti di blu,
ti prego non piangere bambino mio mai più.»

Una donna tutta bluvestita passeggia e canta contenta sotto il sole e in mezzo a tutto questo bel verde. Mi saluta. Sembra interessata a parlare con me.
- Ciao. Hai voglia di passeggiare con me?
- Sì. A proposito come si chiama questo parco?
- Mi chiedi dove ci troviamo? Non lo so neanch'io. Il luogo c'è, basta dargli un nome.
Strana risposta.
- Perché hai aspettato così tanto a venire qua?
- Mi aspettavi?
- Ma ti fai sempre tutte queste domande?
In effetti. Mi sembra di ricordarla questa donna.
- Mi disorienti un po' sai? Hai qualcosa di familiare, ma devo aver dimenticato tutto.
- Perché ti preoccupi? Con questo sole e questa luce tutto è così chiaro, i colori, il giardino, il cielo. Anche noi.
Forse questa è una di quelle situazioni speciali, da affrontare in modo speciale.
- Hai ragione. Le parole mi oscurano a volte.

È bello passeggiare a fianco di questa donna. Mi infonde qualcosa di più del semplice buonumore. È insieme così gioiosa ed irreale. Specialmente quando passiamo vicino a dell'acqua. Allora la sua vitalità aumenta, in modo palpabile. Sembra che la luce del sole, per qualche bizzarro motivo, riflettendosi sull'acqua si sia condensata in un solo punto. Ed ora gli sto passeggiando a fianco.

Ora mi ricordo. C'era un disegno che avevo attaccato alla finestra della mia cameretta da bambino. Era una donnina disegnata su della carta azzurra. Quando c'era la luna i suoi raggi proiettavano una grande ombra azzurra di fronte al mio letto e mi sembrava che una signora azzurra fosse venuta a trovarmi. Quante storie mi ero fatto raccontare e le avevo raccontato. Ogni volta che mi succedeva qualcosa di meraviglioso aspettavo ansioso l'arrivo della mia signora azzurra per raccontarlo a lei.

Arcano IV - L'Imperatore

Fui come l'erba e mi strapparono.

Fuori è la fine del mondo, chiamami quando è finita

Sento la pioggia che batte contro i vetri della mia finestra e mi godo il ticchettio della pioggia, il profumo dell'aria umida, il lieve formicolio di incertezza totale pensando al futuro.. La radio ha improvvisamente interrotto il suo programma per annunciare uno strano fenomeno di allucinazione collettiva. Sembra che in città centinaia di persone abbiano avuto visioni di segni apocalittici.

Strano, io non ho ancora visto nulla. Aspetta. Il cielo nuvoloso si sta colorando, un fortissimo raggio di luce ha squarciato in un punto le nubi e ne è uscito un enorme angelo infuocato. Scende piano ed ora che sta volteggiando sopra la città noto un particolare. Nella mano destra invece della spada che ci si potrebbe aspettare tiene una lattina di coca-cola.

- È proprio la fine del mondo.
- Le cose stanno proprio cambiando. Non si sa più come regolarsi ormai.
- Ma non esagerate come al solito! Certo ne succedono di cose strane, ma di qui a non capirci più nulla...

Vado verso la terra oscura, del vento soltanto ho paura

Leggo il giornale della settimana prima, per godermi le notizie che sono già passate e che molto piacevolmente non contano più nulla.

«POLITICA. Il presidente del consiglio ha annunciato di avere una soluzione radicale per risolvere lo stato di tensione che rischia di lacerare il paese su molti fronti. L'accresciuta coscienza civica, l'impegno sociale di numerosi fronti decisi quanto discordanti, ed infine i numerosi scontri di piazza rischiano di portare la stabilità e la governabilità ad un punto critico, causando un distacco della politica dal contesto reale.»
«Un team di tecnici convocato dalla maggioranza di governo ha elaborato un piano per portare un'ondata di sana distensione che coinvolga ogni frangia del paese, eliminando alla radice l'attrito soprattutto nel rapporto del cittadino con le istituzioni. Ecco il disegno di legge: legalizzare l'amore.»
«L'opposizione si è subito schierata contro questa manovra, a suo giudizio fuorviante e di stampo meramente propagandistico, ma la discussione in aula è stata ostacolata dalle numerose assenze di moltissimi parlamentari improvvisamente resisi irreperibili. Fonti non ufficiali riportano che siano espatriati in massa, per condurre una nuova vita come hippy e predicatori televisivi part-time.»

- È proprio la fine del mondo.
- Adesso non verrai a dirmi che tu riesci a vedere un senso anche in questo?
- Il mondo, certe volte, finisce prima ancora di iniziare. L'importante è non crederci.

Arcano V - Lo Ierofante

Non domandare altro, ma ascolta la voce dei pini quando non c'è vento.

Cosa sei tu che vorrei?

Un bel raduno, di quelli da trecento persone minimo. Ci voleva proprio. I miei due amici che mi hanno accompagnato sono un po' depressi. Non è una novità e non ci faccio caso. C'è un bel po' di movimento. Sarà al massimo la seconda volta che ci vengo e non conosco molta gente, ma i miei amici conoscono quasi tutti. Entriamo e molti li salutano. Loro sono talmente infognati nella loro depressione che non ci fanno caso, ma io già pregusto una serata di entusiasmanti incontri.

La musica è bella pompata, tutti in pista si dimenano che è un piacere. Tengo bene d'occhio la situazione e mi butto anch'io. Mi sento come una serpe dentro, un bel po' d'energia. Sarà questa fastidiosa verginità di cui non vedo l'ora di liberarmi?

Vedo che una mi segue con lo sguardo mentre mi muovo. Ritorno sui miei passi giusto per verificare che lei mi stia ancora guardando. Funziona. Ora la prova del nove. Mi infilo dietro un angolo per vedere come reagisce. Lei si guarda intorno come una che abbia perso qualcosa. Non ci sono dubbi, quel qualcosa sono io. Faccio il giro e le sbuco alle spalle.
- Ciao. Vieni con me, devo dirti una cosa.
Lei mi guarda in silenzio per un secondo, passa la borsetta alla sua amica e mi sorride. - Ok, andiamo.

Quando meno te l'aspetti

La porto subito in mezzo alla pista e balliamo. Cade ogni inibizione. Comincio a sussurrarle in un orecchio la storia più allucinante che mi sia mai inventato. Ed il bello è che lei mi ascolta, sorridendo.
- Sai, perché l'altra notte ti ho sognata. C'era la spiaggia, la sabbia, il mare. E c'eri tu seduta su di un piccolo muretto. Avevi lo sguardo chino, eri tutta vestita di nero, ma c'era come un alone di nebbia viola che ti ruotava intorno. Poi hai alzato gli occhi, mi hai guardato. Ti sei messa a camminare e io guardavo quella nebbia viola che ti fluttuava intorno e mi sembrava che fosse la tua anima...

Dopo cinque minuti siamo lì in un angolo a parlare. Lei comincia a spararmi stronzate su gruppi che non ho mai nemmeno sentito nominare. Fingo di ascoltare interessato. Facciamo due passi, parliamo, ma non c'è verso di accorciare le distanze. Il suo sorriso persiste, ma oltre non si va. Torno dentro. La notte è ancora lunga.

Seduto al tavolo coi miei amici. Ormai mi sono rassegnato. All'improvviso arriva una. Saluta il mio amico, si siede al mio fianco e comincia a parlare. Lui persiste nella depressione, così alla fine con lei ci parlo io. Dopo dieci minuti, di punto in bianco, lei mi chiede di accompagnarla a fare un giro. La seguo dubbioso. Arriviamo alla sua macchina, lei mi dice di entrare un momento. Entro dubbioso. Lei armeggia nervosamente con la sua borsetta per un paio di minuti. Io la osservo in silenzio, dubbioso. Lei si volta e sbotta: - Non rendermi le cose difficili, insomma!
Mi sparisce ogni dubbio. Poco dopo non ero più vergine.

Arcano XV - Il Diavolo

L'angelo non mi ha mai predetto cose facili.

A scatti, il male viene scoperto sempre a scatti

Narra la leggenda che il Diavolo, per mantenere il suo diritto ad agire sul piano degli esseri umani, all'inizio di ogni epoca debba concedere il passaggio nella sua dimensione ad un uomo, un uomo qualsiasi, che potrebbe anche arrivare alla sua presenza, fino a sfidarlo...

Camminando un giorno per Venezia, in Piazza San Marco, ad un tratto il cielo si fa rosso intenso, l'acqua della laguna quasi rosso sangue e dalla porta d'ingresso della Basilica si alzano fiamme altissime a formare un portale. Non vedo più nessuno intorno a me, l'aria si è fatta densa, si intravedono appena vaghe forme in movimento. Non ho la più pallida idea del perché di tutto questo, ma non mi fa paura. Anzi sento un gelo crescente invadere la mia anima a cancellare tutte le mie sensazioni.

Il portale di fiamme della Basilica mi attira, magnetizza i miei passi, ed entro.

Con lacrime antiche una voce mi ha raggiunto

Decisamente mi trovo nello stesso scenario descritto da Dante, da Bosch. Sette bolge diverse tra loro, con profusione di demoni dalle fattezze non umane, corpi distorti e membra sproporzionate riassemblate in forme grottesche. Violenza e male talmente denso da sembrare tangibile. Sempre più indifferente proseguo, ricambiato in egual modo. Non è questa la mia destinazione. Il portale si è aperto per un altro motivo.

Sette bolge disposte in cerchio, sette occhi sulla testa di un simbolo di capro ed al centro esatto incontro Il Diavolo. Ora sento la voce antica che mi chiamava e scopro che la leggenda è finita. Non si può più sfidare il Diavolo. È saldamente immobilizzato dalle mani di coloro che hanno dato la vita per testimoniare la loro fede, e non gli è possibile lasciare la sua dimensione.

Aspetta, ma allora chi è che sta combinando tutto il casino nel nostro mondo?

FINE